Playground Buddies

1) Neighborhood Watch - Dilated Peoples

Sarebbe molto semplice iniziare questa rubrica sui migliori album per very ballers, partendo da dei consolidati 2001 di Dr. Dre, da SoundBombing dell’indimeticabile etichetta newyorkese Rawkus, dalle colonne sonore di culto dei primi NBA 2K che radunavano il meglio dell’hiphop underground, o da capolavori come Enter the 36 Chambers del Wu-Tang Clan.
A questi ci arriveremo gradualmente nel corso delle 10 uscite che con Fahbro abbiamo messo a punto per raccontare un po’ di storia della doppia H, di street album poi diventati icone di chi ha frequentato i campetti, le jam e gli street tournaments negli anni ’90 e 2000. Arriveremo anche sulla costa est dove batte il cuore della Mela e dei suoi playground che sono tanto fenomeno culturale quanto sportivo. E se un amante di New York come chi scrive, parte da un album uscito sulla costa ovest nel 2004, i motivi sono più che validi: si tratta di una perla di rara bellezza incastonata in un contesto di gangsta rap più o meno indifferenziato all’epoca, che dal gangsta prende le distanze fin dal primo cassa-e-rullante della traccia che apre le danze: la potentissima Marathon.
L’album in questione è Neighborhood Watch del gruppo Los Angeleno Dilated Peoples.

I “dilatati” si formano ufficialmente nel 1992 quando Dj Babu membro della crew Beat Junkies, entra in contatto con il rapper dalle skills più che perfette Evidence (tra i migliori rapper bianchi ever per chi scrive e non solo, quanto per flow che per capacità di storytelling) e Rakaa ed insieme decidono di sfornare un demo dopo l’altro per l’allora sconosciuta ABB Records, iniziando a costruirsi una solidissima reputazione nell’underground a soun di concerti nei luoghi che contano delle strade californiane e di passaggi nelle prime radio che passano quella roba nuova, che sulla costa est, la gente ha iniziato già da qualche anno a chiamare hiphop.
Dopo i primi studio album ufficiali “The Platform” e “Expansion Team” usciti tra 2000 e 2001 e l’entrata in classifica di Billboard alla numero 8 tra i best album rap/R&B (ai tempi contava molto più di qualcosa), nel 2004 esce quello che assieme a 20/20 del 2006 è forse l’album più denso e memorabile del trio. Neighborhood Watch è uno di quei dischi usciti in quel periodo buio dell’hiphop a metà anni 2000, durante il quale a farla da assoluto padrone era il gangsterismo hiphop dilagato nel post NWA sulla costa ovest e a totale appannaggio di 50 cent e G-Unit sulla costa est, uno dei pochi dischi dicevamo che si differenziava per un’approccio diverso all’uso dei campioni e di scrittura delle rime, più affini allo stile originario del rap ma con la coolness e le strumentazioni degli anni zero.

Spentisi i fasti anni 90 che saranno per sempre ricordati per le produzioni indimenticabili di Tupac, Notorius, A Tribe Called Quest, De la Soul, Organized Konfusion, Wu Tang Clan, Ganstarr, Public Enemy, Dj Shadow e una miriade di altri gruppi di culto pilastri della scena rap, l’hiphop è diventato la musica pop per eccellenza, le pose ed i video su mtv impazzano e sporcano il messaggio originale e di fatto i testi si assomigliano tutti tremendamente, per non parlare dei beats. Eminem porta il suono in 4/4 nelle case di milioni di persone in tutto il mondo e il rap underground cerca di redimersi allontanandosi dal main stream seguendo alcune direttrici molto diverse tra loro: c’è l’abstract hiphop, quello sperimentale e spaziale delle etichette per iniziati quali Anticon e Def Jux, c’è la psichedelia funk degli Outkast ad Atlanta, c’è il funky dei Jurassic 5, degli Hierogliphics e dei Blackalicious, i beat squantizzati della Quannum Project e di JDilla a Detroit, e poi c’è quel suono “bounce”, quello da palla fatta rimbalzare sull’asfalto, che è perfetto per qualche Mixtape della And1 e per i ghettoblaster al campetto. Quei beat super caldi tratti dai solchi di dischi funk e quei campioni Soul di DJ Babu, supportato in qualche pezzo da The Alchemist, fanno dei Dilated Peoples uno dei gruppi di assoluto culto dell’underground americano.

Neighborhood Watch è il classico disco rap ben fatto di cui è impossibile skippare una sola traccia: i beat grassi, i campioni e gli incroci al microfono di Rakaa ed Evidence sono perfetti e rappresentano il clou della golden age hiphop che in Rakim ha il suo primo vero esponente e che Evidence ricorda per incastri e timbro. Premi play su “Marathon” o “Poisonous” e parte il palleggio incrociato, ascolti il riff di “Caffeine” e partono i passaggi no look con passettino alla “Skip to my Lou”. Roba che gasa, roba che non sbaglia un colpo. In più le rime sono tra lo storytelling ed il conscious, mai banali, paiono quasi uscite da una certa East Coast, lo dice anche Evidence in Caffeine: “We learn enough from the both coasts, could not stress enough of the times and kill shows”. Tutta roba per cultori, roba da street tapes, fatto salvo per il pezzo “This Way”, brano più morbido ma comunque meraviglioso e convincente, prodotto da un giovanissimo Kanye West intento a farsi un nome alle produzioni dei migliori rapper del giro.
C’è poco da fare: i Dilated Peoples nel loro terzo disco non sbagliano un colpo e sfornano pezzi memorabili, roba destinata a finire nelle playlist di ogni buon organizzatore di tornei che si rispetti, di ogni DJ chiamato ad animare un 3vs3 o qualche hiphop night. Non a caso alcuni pezzi finiscono anche nella soundtrack del videogioco Nba Street Vol 2. E’ uno di quegli album alla “Shook Ones” dei Mobb Deep per capirci: true hiphop old school che resiste allo scorrere del tempo: un instant classic che ai tempi non ricevette nemmeno le lusinghe che meritava ma che oggi è ancora un must per allenare il proprio palleggio in garage, mentre fuori piove e il prossimo torneo aspetta il nostro crossover. 

 

Neighborhood Watch: watch for criminals, watch for cops. E intanto noi, palleggiamo ancora. 

 

 

Luca Mich

 

@bettergosoul

 

https://bettergosoul.medium.com/

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