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Giorno 49 - Sulla nostra comunità

Aggiornato il: apr 30

Troppo spesso non siamo abituati a pensare con il nostro cervello.

No, purtroppo ci lasciamo trasportare e coinvolgere.

Ci lasciamo influenzare da opinioni e punti di visti di terzi, che ci attraggono e diventano velocemente parte di noi.

Altrettanto facilmente, siamo talmente accomodati e accomodanti, che aspettiamo sempre che qualcuno ci dica cosa e come pensare, come agire.

Questa è un'altra spiccata caratteristica della società in cui viviamo.

Ma anche questa peculiarità dobbiamo smussarla in tempi di pandemia.

Non è il momento di lasciarci influenzare da slogan o da abili e manovratori (pseudo) pensatori del nostro tempo.

Non è il momento di farci dettare il compitino da svolgere parola dopo parola l'indomani.

Non possiamo permetterci di agire da automi.

Seppur sembrerà un paradosso, questo non è il momento di abbassare la guardia abbassare la testa.

Non sto parlando di eversione politica o disobbedienza a qualche DPCM del governo.

Con commisurata pacatezza abbiamo il dovere di riprenderci in mano quello che è nostro.

Il nostro mondo, la nostra società.

Con il rispetto del prossimo e del sacrificio umano che abbiamo pagato e paghiamo ogni giorno per questo virus sempre ben saldo in mente.

Ma abbiamo il dovere di non farci abbagliare, non farci distrarre e distogliere l'attenzione da quelle che sono le caratteristiche di una società che abbiamo l'opportunità di riscrivere.

Con spirito critico, con buon senso, con la stessa solidarietà che ha caratterizzato questi giorni, possiamo davvero rinascere.

Non sarà facile, saranno tempi duri.

Ma lì fuori non saremo soli.

Domani non saremo solo dei numeri delle statistiche.

No, saremo una comunità che vorrà riformarsi.

Piccole comunità correlate.

Cosi come siamo stati uniti e solidali in lockdown.

Vicini di casa, amici, parenti, anche solo conoscenti.

Dalla piccole comunità, dai piccoli micro-mondi, realtà locali, si dovrà rifondare.

E così rinascere dalle proprie ceneri.

Non possiamo più delegare con la speranza che qualche politico si prenda cura di noi, gente comune.

Questo non avverrà, perchè ormai sono lontani i tempi di Pertini, di Matteotti, o di Gramsci.

Di una politica nobile che lottava contro diseguaglianze e ingiustize.

Di una politica che faceva valere le proprio ragioni di essere.

Oggi, purtroppo la politica è sempre più affogata nella burocrazia di accordi internazionali, obnubilata dallo spettro di qualche istituto di credito che la tiene per il collo (per non usare un'espressione più colorita) e asservita a qualche interesse di lobby sparse quì e lì in giro per il mondo.

Perchè oggi, nessun politico ha il carisma, la leadership ed anche se vogliamo il coraggio di osare o contraddire qualche Big al di là dei nostri confini geografici.

Perchè non ci sarà nessuna app che ci tutelerà dal contagio.

Perchè non ci sarà nessun algoritmo che possa sfamare i nostri bisogni.

Perchè non ci saranno post che possano difendere i nostri diritti.

Perchè nessuna digitalizzazione lotterà per noi.

Ed allora, per ripartire non possiamo far altro che affidamento su di noi.

Sulla nostra comunità.


Il rispetto prima di tutto, #restiamoacasa.

RESTIAMO UNITI.

F.

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